Il mondo attuale ci spinge ad un accordo forzato e a non saper gestire il disaccordo senza degenerare una conversazione con prese di posizione immotivate.
Abbiamo la sensazione che quindi il disaccordo sia sbagliato, distruttivo, qualcosa da evitare.
Invece è il disaccordo ad arricchirci. Il disaccordo ci porta a scoprire che non abbiamo ragione, ma noi vogliamo avere ragione.
Noi partiamo dal presupposto di avere ragione e, se avessimo ragione, avremmo motivo ragionevole di sostenere il nostro punto di vista.
Sempre che sia possibile mettersi d'accordo su questo...
Quello che trasparirà meglio dalla collezione di articoli che sto preparando è che, in pratica, non abbiamo mai ragione.
In ogni campo della conoscenza abbiamo delle ipotesi ragionevoli, che non possiamo giustificare, e sostengono tutto il nostro punto di vista.
Esatto, anche quando si intuisce "ciò che sta dietro a tutto", non ci si può mai accordare nemmeno su quello.
Per me quindi nessuno ha ragione, nella misura in cui il mondo appare diverso a tutti.
I disaccordi andrebbero ricercati per scoprire ciò che appare ad altri, ma non a noi.
Siamo un mosaico senza fine in continua evoluzione.
Vi porto un esempio diretto e personale del fatto che il disaccordo arricchisce.
Parlavo con un amico che ha inventato, o scoperto, l'Origine Indeterminabile.
Essenzialmente eravamo in disaccordo sul fatto che la coscienza potesse apparire (in un modo simile a Kant, anche se io l'ho ampiamente rivisto: anche la logica appare per inciso).
Lui sosteneva che la coscienza appare come una cupola. Ne dava una struttura.
Io sostenevo che non potesse apparire: altrimenti la scommessa tra un neuroscienziato e un filosofo avrebbe avuto un esito diverso.
Per contestualizzare, io ho un sistema di principi che chiamo "Il minimo che può essere preso per buono (ragionevolmente)".
Questo sistema l'ho confrontato con quello del mio amico, l'Origine Indeterminabile.
Per evitare equivoci, chiarisco brevemente i due sistemi in modo non esaustivo:
- Minimo che può essere preso per buono: tre ipotesi che vengono fatte probabilmente inconsapevolmente da parte di tutti senza a cui non si può giustificare praticamente nessun discorso.
- Origine indeterminabile. C'è un origine libera che crediamo di poter ingabbiare con la logica, ma va scelta liberamente. La logica é una gabbia per il mondo. Ci insegna che siamo liberi di scegliere.
Diffido a confondere le due cose con la filosofia, anche se c'è qualche affinità. Entrambi sono espedienti verso una necessaria incertezza epistemica (nessuno ha ragione).
Il disaccordo con il mio amico mi ha arricchito: la coscienza può apparire a qualcuno, mentre a me no.
Per capire come mai non potevo conciliare questo punto ho riflettuto a lungo.
Il confronto mi ha arricchito, senza non avrei potuto rivalutare la mia posizione.
Il disaccordo ci permette di capire meglio quello che vogliamo dire. Aiuta a trovare le cose che noi e l'altro diamo per scontate.
La mia proposta è di avere il dovere epistemico di abbracciare visioni del mondo, comprenderle e capire perché le rifiutiamo. Anche non scientifiche.
Io mio pensiero é un po' più specifico di quello che sostiene Feyerabend. Non si prova tutto a caso. Si cerca chi ha una visione specifica e si cercano le differenze.
Alla fonte se possibile. Prima che la fonte scompaia.
Riuscire ad immaginare l'etica implicita in ciò?
Ogni umano vivente diventa custode di un tesoro con il potenziale di contribuire alla scienza.
Il progresso arriva dal basso e riconosciuto come tale. Non si cerca un "maggior contributore" in modo arbitrario.
Il dovere di cercare divergenze, non per appianarle. Ma per esplicitarle. Come se stessimo collezionando carte.
Non importa chi ha ragione. Importa sapere dove le ragioni differiscono.
Ad ogni persona appaiono tessere del mosaico diverse. Il disaccordo ci permette di metterne un po insieme, scoprirle.
Stiamo parlando di guardare oltre la scienza per migliorare la scienza (e non solo). Quindi l'unico metodo che può essere suggerito e praticamente l'istinto.
Se mai l'umanità potrà evolvere, non potrà farlo senza il disaccordo ben gestito. Cioè l'esatto opposto di quello che accade.
Qui per disaccordo intendo: capire dove i punti di vista sono differenti e dove divergono anche le ipotesi.
Il disaccordo, lo viviamo come una cosa mortale. Invece seguendo il suggerimento metaforico dei tre maestri, dovremmo ribaltare le priorità. Il disaccordo è vita.
In vita si impara dalla maestra vita e non si dovrebbe vivere con il pensiero costante di morire (confrontarsi sulle credenze).
Anche la scienza rifiuta il disaccordo perlopiù. Lo nasconde dietro sterili peer review: non c'è disaccordo, ci si mette d'accordo su dei parametri di accettazione assumendo che il resto sia comune.
I veri fautori delle teorie raramente si confrontano per appurare le divergenze.
Anzi si danno come obiettivo il fatto di trovare una quadra, dove probabilmente non é possibile.
Se la differenza non viene esplicitata non é neanche possibile capire se non é possibile conciliare le cose (vedasi gravità e meccanica quantistica ad esempio).
Chi pratica scienza a volte sembra non contemplare nemmeno l'ipotesi che le visioni possano essere sistematicamente inconciliabili.
Anzi, Popper stesso spesso viene menzionato suggerendo che ci sia una sola verità asintoticamente approssimabile.
Vorrei solo chiarire che se a volte sembro critico verso la scienza, in realtà sono verso il suo utilizzo inconsapevole.
Ogni singolo articolo che scrivo, anche quelli "meno scientifici", sono potenti strumenti in grado di migliorare il modo di fare scienza.
Spesso le teorie vengono confrontate e riassunte da altri. Quindi le vere intuizioni implicite si perdono. Si perde la possibilità di capire le differenze nei pensieri o nella struttura dei pensieri.
Si parte dal presupposto che ci manca un pezzo di mondo che altri potrebbero possedere.
La conseguenza è che ci serve la ricerca attiva del disaccordo. Bisogna capire la differenza da cui origina, invece di decretare chi ha ragione.
Entrambi vincono se si capisce la radice differente. Entrambi sconfitti se non la si trova.
L'importante é che questo arricchimento avvenga in maniera onesta per non creare rumore.
Nel piccolo principe qualcuno disegnava un pitone che ha mangiato un elefante. Ma l'altro lo scambiava per un cappello.
Riuscite a immaginare possibili motivi del disaccordo?
Magari a lui non era apparso l'
elefante, al bambino non era apparso che al primo non poteva apparire.
La favola ci fa empatizzare con chi ha disegnato il pitone, invece che con chi ha visto il cappello.
Ma in realtà potevano entrambi capire la differenza dietro il fraintendimento.
La differenza vera non sta in cosa si vede nel disegno, ma sul perché lo si é visto. Se ci fermiamo a confrontare le interpretazioni (pitone/cappello) é essenzialmente cercare di decretare chi ha ragione.
Questo ci toglie valore.
Per arricchirci dobbiamo capire perché ognuno dei due ha interpretazione differenti.
Questo ci aggiunge valore.
Il disaccordo non è quindi un nemico da tenere, ma un valore da ricercare. Eppure é gia stato detto.
Let's Agree to Disagree.
Nota: chi conosce la mia posizione sulla logica sa già che ritengo futile far notare che cercare un disaccordo richiede un accordo sul disaccordo. É un falso paradosso dialettico e ingenuo. Non c'è alcuna contraddizione interna. Primo perché può essere inteso in senso sfumato. Secondo perché davvero dovrebbe esserci relativamente comunque un accordo sul disaccordo, non imposto in alcun modo ovviamente.
Pensate solo che attualmente si sta cercando di raggiungere un accordo su tutto e non si riesce a farlo, visto il problema pratico che si presenta, il considerare una possibile soluzione richiede solo un piccolo salto di immaginazione nel lettore non malizioso.
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