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La forma della conoscenza: un'epistemologia senza fondamenti

Introduzione  Vi chiedo di considerare i seguenti principi come operativi, non metafisici. Non affermo che il vissuto sia realmente costituito da esperienze che si dipanano in inferenze. Propongo di trattare le esperienze come blocchi elementari del vissuto e le inferenze come sequenze di questi blocchi. È una scelta descrittiva adottata per fini operativi, non una tesi sulla struttura ultima della realtà. Tratto il punto di vista come l'organizzarsi delle esperienze in inferenze. Un criterio pratico che dà centralità a delle esperienze. Esperienze e inferenze sono criteri pratico-operativi, non veri né necessari. Non giustificano gli altri giudizi: sono il luogo da cui giudico in quanto punto di vista. Il giudizio è un'esperienza successiva a ciò che giudica, e può a sua volta essere giudicato. Li dichiaro perché preferisco esplicitarli anziché lasciarli impliciti. Sono revocabili: posso smettere di usarli quando non mi servono più, secondo il criterio pragmatico che adotto pi...
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Programmati come un golem: perché apparteniamo ai gruppi

Nella tradizione cabalistica Adamo viene modellato dall'argilla. Anche il golem è modellato dall'argilla: dall'uomo però, non da Dio. L'atto di creazione del golem è quindi letto come un tentativo di imitare Dio. Ma abbiamo un'ulteriore lettura che vi propongo. Essendo entrambi d'argilla forse il golem può essere inteso come l'uomo controllato da qualcosa. Chi o cosa controlla il golem-uomo? La leggenda vuole che il golem sia animato dalla parola verità "emet" ma che possa essere disattivato cancellando la prima lettera "met" (morte). La parola viene scritta sulla fronte o su un foglietto posizionato sotto la lingua. Esiste quindi una frase o una parola che può essere scritta per controllare l'uomo? La risposta è sì. L'identificazione in qualcosa è la nostra frase. Ci identifichiamo in gruppi, fazioni, ideologie e in molte altre cose. L'identificazione nasce come un meccanismo adattivo. Ci identifichiamo nella famiglia, n...

Setacciare il delirio: il sintomo psichiatrico compensa un deficit di teorizzazione?

Introduzione La tesi che propongo è che in diversi casi clinici il sintomo psichiatrico tende a organizzarsi attorno alla  rigidità di teorizzazione della persona . Se assumiamo un inconscio potremmo leggere il sintomo come una   risposta dell'inconscio  alla rigidità della persona in qualche ambito particolare. Se vogliamo una lettura più cognitiva, allora possiamo leggere il sintomo come uno schema mentale rigido che impedisce l'instaurarsi di una teorizzazione più flessibile. In entrambi i casi, il punto centrale non è il contenuto del sintomo, ma il modo in cui l’esperienza viene organizzata, anche prima che il sintomo compaia. Per sintomi psichiatrici intendo cose come allucinazioni o deliri, cioè credenze estremamente rigide e disfunzionali. Per sviluppare questa ipotesi devo chiarire tre nozioni: teorizzazione , campo esperienziale e inferenza . (Una trattazione completa del metodo epistemico è contenuta qui: LINK ) Teorizzazione Per teorizzazione intendo l...

IO SONO REALTÀ?

IO SONO REALTÀ? Premessa interpretativa La Fonte, nulla, ma che noi immaginiamo come spazio vuoto, emerge nella realtà, che ne è la sua proiezione, contrario ed apparenza, dall'oblò dell'IO. Se guardiamo fuori dall'oblò, per vedere cosa c'è, non vedremo niente, vedremo il sommergibile realtà. La Fonte è cioè PASSAGGIO di punto di vista o di stato, non punto di vista o stato. Descrizione dell'immagine L'immagine mostra un proiettore che emana un fascio di luce gialla verso uno schermo su cui appare un personaggio con la scritta "SONO REALTÀ" . Ciò che sta oltre la "O" di "IO" è la Fonte : ubiqua, invisibile, adimensionale, trasparente, indivisibile. È nulla (che contiene il tutto), esistenza pura senza oggetto, silenzio assoluto senza vibrazione né limite. Se la realtà è grigio (materia, densità), la Fonte è trasparenza, suo opposto prevalente. È identità inseparabile, coincidenza assoluta e contemporaneità. La Fo...

Il crivello della realtà: minimalismo epistemico.

Il crivello della realtà

Epistemologia pratica contro il paradigma: la prospettiva delle non-teorie.

  Fuggire dalla luce Il confronto teorico ed epistemologico diretto è rifiutato in grande stile anche dalle menti più brillanti. Per scardinare i capisaldi della conoscenza è necessario abbandonare la brillantezza e calarsi nei meandri della mente divergente, l'obiettore. L'altra persona. La cultura attuale impone di aggrapparsi a una posizione sola e non rivalutarla mai, pena l'essere considerato in errore, indegno e contraddittorio, non favorisce di certo il confronto. Questo artefatto culturale si riflette anche nella scienza. È molto difficile trovare un vero dibattito alla ricerca delle differenze, come già suggerivo in un articolo precedente . Q ui la scoperta muore, si trovano un paio di punti in comune su cui congratularsi e tutti a casa. Il tesoro sepolto nelle menti di tutte le persone viene così dimenticato. Sia ben chiaro: se non si è capito dai numerosi articoli precedenti, io propongo una posizione di continua rivalutazione ed evoluzione del pensiero . Non un...