Questo contenuto è frutto di un esercizio a scopo esclusivamente didattico e non commerciale. Il brano qui presente contiene modifiche e reinterpretazioni personali di estratti dall’opera L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez.
Le alterazioni sono state effettuate unicamente per esplorare e applicare tecniche di scrittura/studio linguistico, senza alcuna intenzione di ledere i diritti dei legittimi titolari dell'opera. I diritti d'autore restano dei rispettivi proprietari. Riguardo alla tecnica specifica applicata, l'ho appena iniziata a studiare. Non è mia. Ovviamente quando mi sentirò pronto, quando avrò davvero imparato la tecnica. Sarò felice di creditare il suo ideatore.
Se sei titolare dei diritti e ritieni che quanto pubblicato violi gli stessi, puoi contattarmi: sarò lieto/a di rimuovere o modificare il contenuto.
Ho anche fatto un esperimento: ho chiesto a una manciata di persone, quale dei due brani trovava più bello o gradevole.
Tutte e quattro hanno risposto la versione che riporto di seguito.
Ovviamente ero certo dell'efficacia della tecnica ancora prima di iniziare a studiarla. Perché quando il suo ideatore menzionava studi psicologici, avendo anche io studiato psicologia ho visto subito la quantità di lavoro immensa dietro tale paradigma. Si capiva palesemente che non vendeva aria fritta come altre decine di persone.
L'esperimento è stata solo onesta intellettuale. Se qualcuno mi dicesse "no guarda sei stato solo intortato, ti sei convinto, sei stato persuaso". Gli dico "guarda, io ho fatto le mie verifiche, e leggitelo un libro scritto con questo paradigma prima di dire baggianate". Quindi ero già certo del risultato. Era solo un atto dovuto.
Invito a confrontare con l'originale per cogliere le differenze.
Versione alterata dei primi paragrafi dell'opera. (L'amore ai tempi del colera)
Eccola. Il cielo plumbeo avvolge la casa di Jeremiah nella penombra della notte. Il primo pallore dell'alba disegna una sottile lama contro l'orizzonte.
Riprendo fiato. Non ho più l'età per queste corse. Ancora due respiri profondi. Le dita si stringono intorno alla borsa di cuoio.
Salgo due gradini di pietra bianca. La porta dell'ingresso è socchiusa, la mano preme contro il legno. La superficie è ruvida e tiepida. I cardini cigolano rompendo il silenzio.
Un volto pallido appare oltre l'uscio. Si gira verso di me. Il lumino che regge rischiara il volto. Il riflesso degli occhi brilla placido. Capelli neri appiccicati alla testa. Esita un istante.
«Dottore!» Alza la lanterna.
Lo studente praticante di medicina dell'ambulatorio municipale ha la fronte accigliata. Questa situazione mi causa disagio. Attendo senza rispondere.
«Abbiamo già areato il locale, da questa parte». Il giovane uomo si volta e prosegue all'interno del corridoio buio. Sarà in camera da letto.
Un'ombra inizia a seguire l'apprendista. Ha i passi pesanti. Mi avvio con calma. Distinguo a malapena la sua uniforme. Il commissario di polizia accenna una leggera rotazione della testa al mio passaggio. È un omone e non regge candele. Lo supero. Giusto un paio di candele in tutto il corridoio. L'ufficiale rimane indietro. Il pavimento scricchiola sotto i suoi passi.
Oltrepasso la porta. La stanza è illuminata da alcune lanterne. L'assistente dell'ambulatorio indica una coperta avvolta al centro della stanza.
«Abbiamo coperto il corpo del suo amico.»
Vago sentore di mandorle amare. Vapori velenosi probabilmente. Cianuro, veleno per cuori infranti. Non ho elementi per pensare a sciocchezze simili.
Accanto al fagotto di coperte, le stampelle consunte di Jeremiah.
Il suo danese nero anch'esso soffocato dai fumi amari. Bestiola.
Mi avvicino. Diverse ampolle di vetro semivuote sui mobili, liquidi trasparenti e poco colorati. Negativi fotografici sono impilati su lastre di vetro. Bottiglie di acido, alcune aperte. Vicino al corpo una bacinella di peltro. Ho già visto questi strumenti diverse volte.
Mi avvicino al corpo. L'odore amaro di cianuro diventa leggermente più intenso. Trattengo il respiro. L'assistente inarca un sopracciglio. La tenda nera in fondo alla stanza si muove placida al passare dell'aria. I grilli friniscono. Questo posto è opprimente.
Pollice e indice si chiudono intorno alla coperta. Le pieghe di tessuto fluiscono via. Capelli giallognoli, occhi vitrei, opachi. È nudo. La cicatrice attraversa il ventre. Avrei detto ieri stesso che era cinquant'anni più giovane. Anni fa devono averlo ricucito con punti da imballaggio. Che lavoraccio. Spalle grandi da stampellatore. Gambe esili. Non c'è dubbio, è Jeremiah. Mi raddrizzo. Prendo fiato.
«Stronzo...» sospiro. «Ormai il peggio era passato».
Note:
Si, per applicare il paradigma che sto studiando, ho dovuto fare cambiamenti non da poco. Per chi ha letto il romanzo tempo fa e ricorda vagamente la scena, potrebbe sembrare una rinfrescata. Ma chi l'ha letta da poco noterà differenze e fluidità diverse.
Ripeto sto studiando da pochissimo, quindi il risultato che si potrebbe ottenere potenzialmente sarebbe ancora migliore.
La casa: ho aggiunto dettagli visivi in modo che fossero pertinenti con quanto visto dal protagonista. Si presume per lo meno che la stanza da letto non dia direttamente sull'ingresso. Queste cose, eccetto l'alba erano state totalmente omesse.
Tutte le cose che il dottore conosce e venivano introdotte come dettagli che lui sapeva ed erano come raccontati al lettore, sono stati tagliati.
A malincuore ho tolto le osservazioni di Marquez su come la stanza fosse stata impacchettata a mo' di camera oscura per lo studio fotografico. Mi piaceva, ma non aveva senso che il personaggio notasse questa cosa proprio ora, e che probabilmente sapeva già.
È curioso come il fatto che lui mostri la camera oscura, senza dire che è una camera oscura ma poi certe cose non le mostri ma le racconta.
Se l'esercizio continuasse, è un dettaglio che forse si potrebbe aggiungere dopo. Ad esempio un commento di un personaggio, magari il commissario o l'assistente che dice: «Ma questa stanza è strana, il suo amico era infastidito dalla luce?». A cui il dottore avrebbe potuto ribattere sul fatto che egli non si intendesse di fotografia.
Non ho trovato posto per questa cosa. Stonava. Ma non era un'idea malvagia.
È un dottore, quindi ha diritto di commentare la cicatrice. Marquez ha riportato erroneamente un cadavere blu, ma il cianuro dà una colorazione rossastra a differenza di altri veleni. Rimediato alla piccola svista.
Un dettaglio su cui non mi trovo d'accordo, è il modo in cui il dottore non si chiede il perché il suo amico si sia suicidato. Diverse critiche sottolineano che fa parte della costruzione del personaggio. Ragiona con la logica e si basa sui fatti. Ma anche un razionalista si pone domande.
Questo costruzione sarebbe coerente con quanto fa il dottore in seguito. Forse in un mondo in cui il razionalismo non era ancora diffusissimo, il comportamento del dottore avrebbe stonato ancora in maniera più evidente. A riprova del fatto che questo dettaglio è voluto quasi certamente.
Tuttavia è una costruzione del personaggio, tenuta oscura al lettore, che deve dedurla.
Per rendere chiara la cosa e non obbligare il lettore a distogliersi dalla narrativa, ho aggiunto un pensiero del dottore, cercando di non stravolgere il personaggio. Lui rifiuta di credere a priori che si tratti di un suicidio per amore, in quanto, non ha evidenze per tale supposizione.
In questo modo non solo se lo chiede, ma si giustifica con quanto la critica ritiene di lui in modo razionalista. Appare meno strano.
Per un'introduzione ci sono già troppe persone. Quattro. Togliere il commissario avrebbe tolto realismo. Rimane così sullo sfondo. Anche l'assistente compare il minimo necessario. Ci sono solo il dottore e Jeremiah. Ho tolto anche le sfilze di nomi e cognomi. Il dottore lo si conoscerà più avanti, quindi inutile anche il suo difetto nome. Jeremiah viene menzionato tre volte.
Per dare un pizzico di grinta i dialoghi sottendono un leggero conflitto.
Evidentemente i personaggi si conoscono, sanno che è un amico del dottore, lui non risponde. Niente convenevoli. Presume che siano maturi quanto lui nel gestire la situazione. Rispetto ad altri sopralluoghi simili quindi potrebbero trovarlo leggermente scortese in questa occasione.
Nella versione originale stringeva le mani, e poi si prodigava in forzare le faccende burocratiche. Sta parte viene dopo, ci devo pensare meglio, ma se farò esercizi simili, saranno su altre opere.
Questo cercando di stravolgere al minimo la situazione, ma cercando di cogliere l'immagine che Marquez aveva della scena e di rispettare i suoi presunti espedienti.
Una sfida costruire un minimo di empatia verso il protagonista. Una frase sulla sua vecchiaia. Nota il cane morto e quasi lo compatisce. Un tono in più nella frase finale.
Un dettaglio, nel romanzo non viene esplicitato lo stato del cane. Probabilmente è morto. È come se Marquez avesse omesso il dettaglio in quanto irrilevante per il protagonista. Questo è un bel problema. Non dico che deve accarezzare ogni cane che vede. Ma se è in grado di degnare di uno sguardo un cane morto appare più umano. In fondo è razionalista, ma è anche un dottore. Si prodiga con i malati più gravi, avrà quindi un livello di empatia anche se minimo. Magari un empatia compromessa da altri dolori che non vediamo.
Si potrebbe proseguire ovviamente. Urbino (il dottore) ha una certa visione sulla vita. Che non sia stata proprio questa visione ad aver contagiato il suo amico Jeremiah? Solo che Urbino ricorre alle medicine, Jeremiah invece ha dato un taglio netto.
Più avanti tutto appare sensato. Il litigio con la moglie ad esempio. Ma servirebbe uno sfondo di sofferenza che spieghi questo difetto fatale: che lo porta dove si trova, forse perfino ad aver ucciso il suo amico indirettamente (anche se questo non è esplicitato).
Necessariamente, doveva almeno notare il cane, per un millesimo di secondo prima di ricomporsi.
Ripeto.
Si tratta di un puro esercizio, mi serve per capire meglio quello che sto studiando. Immagini antiche, sotto lenti moderne, tutto qua.
Interessante sarebbe la storia opposta. Vedere Jeremiah togliersi la vita pensando del dottore che non è abbastanza uomo per seguire la sua stessa idea fino in fondo (anche se c'è una differenza abissale tra i due, Jeremiah è ateo, il dottore è cattolico, almeno a livello sociale).
Interessante la scelta di Marquez di mostrare l'amore di un ateo e il razionalismo di un cattolico. Ai suoi tempi doveva essere inconcepibile. Immaginate che salto immaginativo.
Quindi massimo rispetto per l'opera. È solo un esercizio. Le poesie ve le fanno parafrasare a scuola no?
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